25° TGT “dei cento passi” – 6-8 agosto 2016
Stesso posto, stessa ora, solo qualche anno in più: Luca il guru, Ferruccio, Carmine, Fish, Samba, Fabio, Daniele, Patrizio, Giancarlo, Maurizio e Giorgino il narratore. Collazionati, riforniti ed equipaggiati per affrontare diversi passi alpini, alle 8.00 in Largo Aldo Moro allineiamo le moto permettendo Lollo di fotografare il gruppo e di riprenderne la partenza; un saluto a Nando e alle 8.15 si parte.
Il tempo non è dei migliori, minaccia pioggia, decidiamo di non indossare l’antipioggia, in A14 all’altezza di Cesena Nord la minaccia si avvera, veniamo investiti da un acquazzone ed il guru decide di fermarsi sotto ad un ponte ma il sereno all’orizzonte lo convince a proseguire. Ottima decisione dato che dopo pochi km smette di piovere, la temperatura di poco sopra i 20 °C ci solleva dalla noia dell’autostrada. A Bologna imbocchiamo la A13 per Padova, per uscire a Vittorio Veneto. Il brutto tempo lo lasciamo alle spalle con la pianura per salire sulle montagne verso il sereno. Il San Boldo inaugura una serie di passi che dobbiamo effettuare durante questo TGT come ordinato dal guru.
Chiamato anche il Passo dei 100 giorni per la rapidità con cui è stato costruito, è uno dei più caratteristici. Un semaforo regola il senso alternato dei veicoli, si entra in una stretta galleria con all’interno un tornante per uscire e rientrare nella galleria di fronte e fare il successivo tornante; 5 + 5 tornanti e si arriva sulla cima. Sosta sulla sommità, alcuni tornano indietro per ammirare il panorama e fotografarlo, ripartiamo alla volta di Trichiana, Sedico, Ponte Mass, La Muda, Agordo. Lungo la strada all’altezza di Alleghe, una scritta ristorante ci incuriosisce, sarà che l’orologio segna le ore 13 passate, con il consenso del guru ci fermiamo.
Alcuni entrano e chiedono per 11 persone, la cameriera ne dispone 8 in una sala e tre in un’altra: non ci piace, spostiamo i tavoli, panche e sedie, così il tavolo da tre diventa per 8 e i tre rimasti vengono sistemanti nella stesa sala ma in un altro tavolo. Durante tutti questi movimenti, Samba mostra il contenuto dei suoi pantaloni a vita bassa, chinandosi diverse volte. Le poche persone nella sala finiscono in fretta il pranzo, pagano e vanno via scocciati. Solo l’arrivo del tagliere dei salumi abbassa il volume delle nostre risate, per azzerarsi completamente all’arrivo delle tagliatelle fumanti. Terminata la pausa pranzo ripartiamo alla volta di Caprile, Cernadoi, Pian Falzarego, Cortina, Lago di Misurina con sosta e foto, Carbonin, Dobbiaco per poi entrare in Austria e terminare la giornata a Lienz dopo aver percorso 612 km.
Sono quasi le 20, ci fermiamo in un hotel, Ferruccio con il suo anglo-tedesco entra per uscire subito dopo sconcertato: non c’è posto! Altro hotel e stessa risposta, la cosa inizia a preoccuparci. Usciamo dalla città e ci sparpagliamo per cercare nei vari alberghi lungo la strada ma non c’è un letto libero, torniamo in città! Mentre Ferruccio cerca un turist-office, il guru ferma un motociclista e gesticolando si fa capire, conducendoci nella piazza principale: hotel Traube libero ma 88 euro a capa!! Vista l’ora accettiamo, parcheggiamo e con i bagagli ci impossessiamo delle camere. L’accappatoio a disposizione dei clienti nella nostra camera, fa pensare a me e Fish l’esistenza di una sauna o piscina, allora indossiamo costume ed accappatoio, entriamo in ascensore e cerchiamo il pulsante che ci porti ad una SPA, prima saliamo, poi scendiamo senza trovare nulla. Quindi doccia in camera e via a cena! Poca gente per strada, locali semivuoti, l’assenza di inferiate a negozi e soprattutto alle banche fa capire la mancanza di delinquenza, ma la vita notturna austriaca non è certo delle più vive!! Entriamo in una pizzeria italiana, pizza e birra per tutti, poi rientriamo in hotel e via a dormire, con appuntamento alle 8 per la colazione.
Un ricco buffet ci fa iniziare contenti la giornata, carichiamo i bagagli sulle moto tenendo a portata di mano, felpe, passamontagna e guantoni: ci aspetta il passo più alto dell’Austria. Winklern, Heiligenblut, seguiamo le indicazioni per l’ambito Grossglockner. La biglietteria all’ingresso del parco ci chiede 25 euro a moto (sconto gruppo €.22,00): però !!! e ci omaggia di adesivo del parco che alcuni orgogliosamente appiccicano sulla moto. Il guru paga per tutti ed entriamo, iniziamo a salire, la temperatura scende. In vetta il termometro segna + 4° e pensiamo: se queste sono le giornate più calde pensa quand l’è fredd!! Temperatura a parte il panorama è meraviglioso, l’imponente ghiacciaio sovrasta una serie di montagne brulle con franate di ghiaia e ghiaccio. Moto ed auto che vanno e vengono, le persone che fanno un gran movimento, c’è più confusione quassù che in piazza a Linz. Nel parcheggio coperto numerosi armadietti con chiave ad un euro di cauzione sono a disposizione per caschi e bagagli dei visitatori: bela idea!!
Foto di rito, selfie e poi via-via in moto giù verso Bruck, Bad Gastein, altra biglietteria questa volta per salire sul treno che ci porterà a Mallnitz. Diverse auto in coda aspettano di salire sul treno appena arrivato, il bigliettaio ciga il guru perché avremmo dovuto prenotare, ma poi non si sa il perché, apre una sbarra e ci fa salire prima di tutte le auto. Cavalletto laterale e prima marcia inserita, un operatore fissa le moto con una fune, un’ultima occhiata prima di lasciare le moto ed entriamo nella carrozza passeggeri. Diverse decine di persone sedute composte o in piedi in silenzio, guardano ed ascoltano noi italiani che come al solito ridiamo e strilliamo per tutti gli altri. Giunti a Mallniz procediamo per Flattach, Winklern e prima di arrivare a Linz, ci fermiamo per una pausa pranzo.
Una tavolata all’ombra di una veranda con veduta sulla vallata austriaca ci accoglie, ci sediamo ed attendiamo quel “fulmine” del cameriere che finalmente si decide di prendere l’ordinazione: non chiediamo nulla di strano altrimenti lo perdiamo definitivamente!!! Ordiniamo Wurstel, carne alla brace e birra. Vederlo arrivare con i piatti verso il nostro tavolo ci ha quasi emozionati. Mangiamo, beviamo, do cazzet e via verso Huben, Passo Stalle, Anterselva, Passo Furcia, San Vigilio, La Villa e Corvara, Selva di Val Gardena, Ortisei, Castelrotto, Bolzano, Ponte d’Adige e Merano. È quasi notte quando arriviamo al Montain Living di San Valentino alla Muta, albergo prenotato dal guru fin dal pomeriggio; sistemiamo le moto sul retro, ci impossessiamo delle nostre stanze. Una incomprensione crea un problemino: presso il ristorante del campeggio, 8 di noi arrivano prima in un tavolo, mentre in un secondo tempo arrivano le restanti tre nell’altro tavolo, ormai questa divisione sta diventando una prassi; poi pizza e birra a volontà e via a dormire.
Sveglia alle 8 con colazione e si riparte direzione Svizzera, sosta per il famoso campanile sommerso nel Lago di Resia, poi Passo Resia ed entriamo in Svizzera. Arrivati alla dogana, il Doganiere lascia sfilare la moto del guru, seguendola con lo sguardo fino alla targa, dopodiché lascia passare tutti gli altri senza dire nulla. Nauders, Passo Fluela, Davos, Filisur, Passo dell’Albula, ci fermiamo in un paese per ricompattare il gruppo, alcuni fermano la moto sul marciapiede e quindi mega cigone dei passanti: ma tanto noi italiano siamo fatti così!!
La vetta innevata dello Stelvio che da un po’ fa capolino tra le altre, è ora la nostra meta, un’infinità di tornanti stretti ed a strapiombo anticipano la maestosità della montagna. Sulla sommità, un formicaio di turisti ci fa decidere di cercare un posto meno affollato per il pranzo. Il Rifugio Folgore fa al caso nostro, le specialità del luogo come pizzoccheri, bresaola e speck confermano la giusta scelta del ristorante. Dopo pranzo ci godiamo un po’ di relax sulle poltroncine al sole ma il volo di un’aquila proprio sopra le nostre teste attira la nostra attenzione. Dopo due o tre passaggi si posa su una sporgenza rocciosa lungo la parete della montagna a lato del rifugio. Lasciamo l’aquila lì e ripartiamo per i tornanti in discesa con direzione Passo Gavia, passando prima per Bormio; anche qui i tornanti sono di tutto rispetto, stretti, a strapiombo e senza protezioni.
Lo scenario paga abbondantemente la difficoltà per raggiungere la vetta. Scendiamo in direzione Val Canonica, Ponte di legno. Qui una ennesima incomprensione ci fa dividere nel solito 3 e 8. Imbocchiamo l’autostrada direzione casa arrivando verso le 21.30/22.00
Purtroppo, vista l’ora e la stanchezza non siamo riusciti a salutarci se non con una serie di messaggini in cui ognuno avvisava di essere arrivato. Ci saluteremo al prossimo appuntamento del 2 settembre per una cena con i partecipanti al TGT 2016 e gli “storici” impossibilitati a farlo.